Oggi un episodio un po' più breve.
Buona lettura!
III
La filiale della banca in cui lavorava
era a un paio di minuti di cammino dall’agenzia di pompe funebri. Finito il suo
panino che aveva mangiato sulla panchina nel piccolo parco vicino al castello
ottocentesco che dominava il quartiere andò alla porta dell’agenzia dai colori
sobri. L’impiegato gli fece cenno di entrare e gli presentò due cassette.
«Qua ci sono le ossa di suo nonno, che
mi risulta siano state trovate sotto a una casa di mattoni crollata, e qui,» e
spinse verso di lui una scatola di legno lucido lunga una trentina di
centimetri, «Ci sono i suoi effetti personali. Un orologio, un accendino,»
lesse su un foglio stampato che aveva poggiato davanti a sé «un anello d’oro
con la data 15 maggio 1940 e i nomi Andrea e Susanna, e un diario rilegato in
pelle.»
Prese la scatola, firmò la ricevuta e
la infilò nel suo zainetto.
«Per quanto riguarda le ossa, mi
risulta che sia suo padre che sua madre siano stati inumati a …» lesse su un
altro foglio aggiustandosi gli occhiali «Nella tomba di famiglia a Cornigliano
Monferrato. Portiamo anche questa cassetta lì?»
Marco aveva sempre pensato che non ci
fosse molta differenza tra una tomba di marmi pregiati e una discarica, visto
che il morto è solo una roba che deve ridursi in terriccio, ma forse era quello
che il suo sconosciuto nonno avrebbe voluto. Se era disposto a gettare mensilmente dei soldi
con l’abbonamento a Netflix, allora poteva anche spendere qualche centone per
le ceneri di un poveraccio morto a nemmeno venticinque anni. «Certo.»
«Cosa scriviamo sulla lapide?» chiese
l’impiegato.
«Nome, cognome, data di nascita e di
morte. Immagino che quest’ultima sia un po’ imprecisa, no?»
«Possiamo mettere l’anno.»
«Un attimo!» disse avendo avuto un’idea
improvvisa. Aprì la scatola e prese il diario. Lo aprì e vide quella
calligrafia elegante ed antiquata su carta ingiallita e macchiata, scorse le
pagine intravedendo qua e là qualche frase, il nome di suo padre lo lesse
almeno sei volte, poi arrivò in fondo. L’ultima annotazione riportava la data
del 29 dicembre 1942, e il luogo, Arbuzovka. Disse la data all’impiegato mentre
il suo cuore saltava un paio di battiti. Tremando e sudando lesse e rilesse l’ultima
cosa scritta da suo nonno prima di morire più di ottanta anni prima. “L’ho
sognata anche stanotte!” e, sotto, disegnata con veloci e decisi tratti di
penna, l’immagine di una bellissima ragazza dai capelli ricci scuri, con un neo
accanto al sopracciglio. Richiuse il diario, lo ripose meccanicamente nello
zaino con le mani che tremavano e si alzò per uscire.
L’impiegato gli diede la mano e, sentendo
che stava tremando e guardandolo in faccia, doveva essere terreo, gli chiese se
si sentisse bene.
«No, è solo che… mi sono ricordato
improvvisamente i miei genitori,» mica poteva dirgli che aveva appena visto un
fantasma che perseguitava la sua famiglia da quasi un secolo, non voleva finire
in una cella imbottita «Non pensavo che la cosa mi potesse colpire ancora così
tanto… potrebbe darmi un bicchiere d’acqua?»
L’impiegato, che doveva essere
abituato a scene simili, col lavoro di merda che faceva, corse nel retro e
tornò con un bicchiere. Lo bevve deglutendo a fatica l’acqua fredda e, mentre
una punta di mal di testa gli trapanava per un attimo la testa, gli rese il
bicchiere. «Grazie!» disse, e poi mentì «Va molto meglio. Aspetto sue notizie
riguardo alla tomba su in Piemonte.» ed uscì su gambe che sembravano fatte di
ricotta.
Quand’era stato il momento preciso in
cui la sua vita era diventata un racconto dell’orrore?
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