Dopo settimane, un altro, breve, capitolo. Ho finalmente capito dove il racconto potrebbe andare a parare, e, in un paio di capitoli, dovrei portarlo a termine. Buona lettura.
La Bella
Signora. (8)
Stava
camminando per strada da forse un paio d’ore, non sapeva nemmeno dove fosse
arrivato. Era sul sagrato di una chiesa, andò al portone sperando di entrare,
anche se ateo gli sembrava comunque il posto più sicuro dopo aver scoperto di
vivere dentro ad un racconto di vampiri. Naturalmente era chiuso. Tornò
indietro, c’era una panchina, si sedette lì e cominciò a piangere.
“La Bella
Signora”. Certo, che idiota! Lucy Wenstenra, la prima vittima di Dracula, la
bella signora che cacciava bambini in un quartiere periferico di Londra fino a
che una banda di azzimati signorotti in abiti tardo ottocenteschi non le
avevano infilato un paletto nel cuore, riempito la bocca d’aglio e tagliato di
netto il capo. La Bella signora.
Quando la voce
dell’attore era arrivata a quel punto gli era sembrato che il mondo avesse
cominciato a trasformarsi in un tunnel degli orrori, la sua famiglia era
perseguitata da una vampira che visitava i loro sogni fin da quando erano in
fasce, per poi diventare il loro sogno erotico ereditario e ammazzarli senza
pietà allo scoccare del decimo giorno nel cinquantesimo anno di vita.
Le possibilità
erano due, entrambe terrorizzanti. La prima era che lui fosse letteralmente
impazzito e che avrebbe dovuto correre in ospedale per farsi ricoverare in
psichiatria prima di ammazzare una povera tizia in strada dopo averla confusa
con una non morta. E questa possibilità era molto probabile, e terribile. Ma la
seconda possibilità era ancora più tremenda, in un modo che gli annebbiava la
mente, perché questa possibilità era che questa vampira esistesse, che davvero
perseguitasse la sua famiglia da secoli e che suo figlio sarebbe stato, come
lui, una delle prossime vittime. E questa possibilità era così tremenda perché
lui ci credeva. Dei dell’Olimpo, non è che ci credeva, no! Ne era sicuro fin
nell’intimo della sua mente, sapeva che era vero.
Doveva scoprire
la verità, doveva assolutamente farlo, ne andava di quel poco che restava della
sua salute mentale. E sapeva come fare, cioè, più che altro sapeva dove andare…
in una tomba di famiglia a Cornigliano Monferrato, tra le tombe delle vittime
del mostro, proprio in quel punto in cui, camminando su una delle lastre del
pavimento, suonava vuoto. Lì avrebbe incontrato la Bella Signora.
Si diede di
nuovo malato al lavoro, prese un martello e dei grossi cacciavite che avrebbe
potuto usare come piedi di porco per sollevare la lastra e partì in auto verso
le nove del mattino.
Arrivato nel
piccolo cimitero, totalmente deserto, entrò nella tomba di famiglia e si chiuse
il cancelletto alle spalle. Incredibilmente lugubre, e fresco. Sì, almeno c’era
fresco. Passò tra le tombe guardando le date di nascita e di morte, così improbabilmente
corrispondenti, e andò poi verso l’uscita battendo i piedi con una certa
violenza. TUM! TUM! TUM! DOONG! Ecco la lastra. Col cacciavite cominciò a
scavare intorno al bordo, poi infilò la punta e fece forza. Dovette provare un
paio di volte, fino a che, al terzo tentativo, la lasta si sollevò di un paio
di centimetri. Preparò un altro cacciavite e lo infilò nella fessura
spingendolo col piede quando sollevò per la seconda volta la lastra.
L’odore che
arrivò da sotto fu indescrivibile. Odore di chiuso, odore di terra, odore di
putrefazione. Ma anche odore di prati, di primavera, di tutte le cose belle. Sì,
era l’odore che il piccolo Georgie sentiva mentre parlava con un buffo clown
che stava in piedi dentro a un tombino nelle prime pagine di IT di Stephen
King. Era l’odore che Georgie sentiva prima di vedersi strappare un braccio da
un mostro indescrivibile. “Niente coglioni, niente gloria!” disse ad alta voce
nella cappella deserta e buia, poi infilò le dita sotto alla lastra e, con un
notevole sforzo, la fece scivolare di lato.
Degli scalini
di pietra portavano in un vano sotterraneo, e lui, sapendo che era sbagliato,
che era l’errore peggiore della sua vita, li discese facendosi luce con la
torcia del telefono.
Quello che
trovò di sotto fu impossibile, inaspettato, incredibile, ma, in un certo qual
modo, fu esattamente quello che lui sapeva lo avrebbe aspettato lì sotto.
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