lunedì 3 agosto 2026

La Bella Signora (8)

 

Dopo settimane, un altro, breve, capitolo. Ho finalmente capito dove il racconto potrebbe andare a parare, e, in un paio di capitoli, dovrei portarlo a termine. Buona lettura.


La Bella Signora. (8)

 

Stava camminando per strada da forse un paio d’ore, non sapeva nemmeno dove fosse arrivato. Era sul sagrato di una chiesa, andò al portone sperando di entrare, anche se ateo gli sembrava comunque il posto più sicuro dopo aver scoperto di vivere dentro ad un racconto di vampiri. Naturalmente era chiuso. Tornò indietro, c’era una panchina, si sedette lì e cominciò a piangere.

“La Bella Signora”. Certo, che idiota! Lucy Wenstenra, la prima vittima di Dracula, la bella signora che cacciava bambini in un quartiere periferico di Londra fino a che una banda di azzimati signorotti in abiti tardo ottocenteschi non le avevano infilato un paletto nel cuore, riempito la bocca d’aglio e tagliato di netto il capo. La Bella signora.

Quando la voce dell’attore era arrivata a quel punto gli era sembrato che il mondo avesse cominciato a trasformarsi in un tunnel degli orrori, la sua famiglia era perseguitata da una vampira che visitava i loro sogni fin da quando erano in fasce, per poi diventare il loro sogno erotico ereditario e ammazzarli senza pietà allo scoccare del decimo giorno nel cinquantesimo anno di vita.

Le possibilità erano due, entrambe terrorizzanti. La prima era che lui fosse letteralmente impazzito e che avrebbe dovuto correre in ospedale per farsi ricoverare in psichiatria prima di ammazzare una povera tizia in strada dopo averla confusa con una non morta. E questa possibilità era molto probabile, e terribile. Ma la seconda possibilità era ancora più tremenda, in un modo che gli annebbiava la mente, perché questa possibilità era che questa vampira esistesse, che davvero perseguitasse la sua famiglia da secoli e che suo figlio sarebbe stato, come lui, una delle prossime vittime. E questa possibilità era così tremenda perché lui ci credeva. Dei dell’Olimpo, non è che ci credeva, no! Ne era sicuro fin nell’intimo della sua mente, sapeva che era vero.

Doveva scoprire la verità, doveva assolutamente farlo, ne andava di quel poco che restava della sua salute mentale. E sapeva come fare, cioè, più che altro sapeva dove andare… in una tomba di famiglia a Cornigliano Monferrato, tra le tombe delle vittime del mostro, proprio in quel punto in cui, camminando su una delle lastre del pavimento, suonava vuoto. Lì avrebbe incontrato la Bella Signora.

Si diede di nuovo malato al lavoro, prese un martello e dei grossi cacciavite che avrebbe potuto usare come piedi di porco per sollevare la lastra e partì in auto verso le nove del mattino.

Arrivato nel piccolo cimitero, totalmente deserto, entrò nella tomba di famiglia e si chiuse il cancelletto alle spalle. Incredibilmente lugubre, e fresco. Sì, almeno c’era fresco. Passò tra le tombe guardando le date di nascita e di morte, così improbabilmente corrispondenti, e andò poi verso l’uscita battendo i piedi con una certa violenza. TUM! TUM! TUM! DOONG! Ecco la lastra. Col cacciavite cominciò a scavare intorno al bordo, poi infilò la punta e fece forza. Dovette provare un paio di volte, fino a che, al terzo tentativo, la lasta si sollevò di un paio di centimetri. Preparò un altro cacciavite e lo infilò nella fessura spingendolo col piede quando sollevò per la seconda volta la lastra.

L’odore che arrivò da sotto fu indescrivibile. Odore di chiuso, odore di terra, odore di putrefazione. Ma anche odore di prati, di primavera, di tutte le cose belle. Sì, era l’odore che il piccolo Georgie sentiva mentre parlava con un buffo clown che stava in piedi dentro a un tombino nelle prime pagine di IT di Stephen King. Era l’odore che Georgie sentiva prima di vedersi strappare un braccio da un mostro indescrivibile. “Niente coglioni, niente gloria!” disse ad alta voce nella cappella deserta e buia, poi infilò le dita sotto alla lastra e, con un notevole sforzo, la fece scivolare di lato.

Degli scalini di pietra portavano in un vano sotterraneo, e lui, sapendo che era sbagliato, che era l’errore peggiore della sua vita, li discese facendosi luce con la torcia del telefono.

Quello che trovò di sotto fu impossibile, inaspettato, incredibile, ma, in un certo qual modo, fu esattamente quello che lui sapeva lo avrebbe aspettato lì sotto.

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