Settimo episodio. E' un po' breve, ma ... questo è. Buona lettura!
VII
Mangiarono dei panini all’autogrill e
arrivarono con un discreto anticipo all’appuntamento al cimitero, una specie di
piccola cittadella cinta da mura in mezzo alla sconfinata pianura in cui campi di
granturco e grano si alternavano, come i quadrati chiari e scuri della scacchiera,
ad arboreti di pioppi. Un cancello di ferro battuto impediva l’entrata, ma permetteva
di guardare dentro. Lapidi in terra, lapidi in verticale con foto e scritte in
ottone nel marmo lucido, loculi incassati nelle murature che si appoggiavano al
muro di cinta esterno e almeno un paio di piccole costruzioni dal tetto a
spiovente, quasi dei tempietti, che dovevano essere le tombe di famiglia. Su
quella più lontana si indovinava, maledetta miopia, il nome Ferrero in grosse
lettere brunite dagli anni. Passeggiarono un po’ nella campagna, videro un
leprotto, un grosso rapace che volava portandosi, appetitoso spuntino, un grosso
serpente tra le zampe, un paio di daini, o caprioli, non avrebbe saputo essere
più preciso, ad almeno mezzo chilometro di distanza. Francesco gli disse che
andava in auto e chiese se potesse accendere l’autoradio.
«Certo. Ascolta buona musica!»
«E quale sarebbe?»
«Quella prodotta prima della data di
morte della musica, naturalmente.»
«E quando sarebbe morta la musica?»
«Come quando? Ma è di dominio
pubblico, la musica è morta, dopo almeno una decina di anni di tormentosa
agonia, nel 1990.»
«Cacchio quanto sei vecchio, Pa’!»
«Lo so.»
«Comunque non ascolto musica, cerco un
audiolibro su YouTube.»
«Eh?»
«Audiolibri, YouTube… sai, roba che è
contemporanea alla tua vita?»
«Simpaticissimo! E perché cerchi un
audiolibro su YouTube?»
«Perché a scuola mi hanno dato come
compito scrivere un saggio su Dracula di Stoker e su YouTube c’è una bellissima
versione integrale letta da Lorenzo Loreti, e posso ascoltarlo passeggiando o
lavando i piatti.»
«Da quando in qua lavi i piatti?»
«Potrei ascoltare il romanzo lavando i
piatti, se volessi.»
«Io e tua madre dobbiamo avere la
stronzaggine come fattore recessivo, sai?»
Francesco scosse la testa con un’espressione
schifata e disse: «Solo tu puoi tentare di offendere qualcuno con una citazione
di Mendel! E andò in auto.»
Dopo una ventina di minuti arrivò l’impiegato
delle pompe funebri e, dopo altri cinque minuti arrivò l’operaio del comune che
aprì il cancello e fece entrare tutti portandoli alla tomba di famiglia che Marco
aprì con la chiave che aveva scoperto di avere attaccato, anni prima, al
portachiavi che teneva in tasca.
Entrarono e l’operaio cominciò a
lavorare con i suoi attrezzi per preparare una nicchia per la cassetta e la
piccola lapide che l’impiegato aveva portato insieme alle ceneri. Marco sfiorò
la cassetta sperando di sentire una qualche specie di connessione con ciò che c’era
all’interno, quel povero ragazzo morto giovane, spaventato e infreddolito
lontano dalla sua patria e dalla sua famiglia, ma sentì solo dello zinco. “Scusa
nonno, non mi riesce davvero.” pensò facendo un mezzo sorriso, poi si voltò
verso il figlio che stava guardando le altre lapidi sul muro e quelle sul
pavimento. «Che c’è, Francesco?»
«Guarda che strano, Paps!» gli rispose
indicandogli le date sulla lapide appena posizionata, su quella di suo padre e
su quelle, vecchissime, di due avi ottocenteschi. Aveva la faccia sbalordita. «Quattro
nostri antenati, quattro antenati morti tutti a 50 anni e 10 giorni!»
Per l’ennesima volta in quella
settimana si sforzò di non far trasparire il suo scombussolamento interiore
quando rispose: «Non lo sapevi che noi Ferrero abbiamo la data di scadenza?»
diede una pacca sulla spalla al ragazzo che rideva e aggiunse: «Si viveva poco
una volta, Francy, ed è solo un caso strano.»
«Certo che è proprio un bel po’
strano.» borbottò il ragazzo e poi uscì da quel piccol ambiente buio e afoso,
malgrado la temperatura fredda, e, quando fu sulla porta, indicò un punto del
pavimento e disse: «Qui suona vuoto.»
La giornata andò avanti con i discorsi
di rito con i due signori che avevano partecipato a queste strane esequie e poi
con un viaggio di ritorno insieme al figlio durante il quale ascoltarono il
romanzo. L’attore che leggeva era davvero bravo, per quanto la prosa di Stoker,
almeno nelle parti dei diari delle due fanciulle in fiore, fosse quasi
insopportabile. Alle fine del viaggio era quasi diventato femminista ad ascoltare
quei discorsi da brava mogliettina britannica del 1890.
Però cercò il canale sulla smart tv e
continuò ad ascoltare il bel romanzo, sperando che un horror vero lo aiutasse a
non pensare alla storia della Bella Signora. E così fu, fino a quando arrivò
alla parte successiva la morte di Lucy, naturalmente.
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