lunedì 22 giugno 2026

La Bella Signora (7)

 Settimo episodio. E' un po' breve, ma ... questo è. Buona lettura!


VII

 

Mangiarono dei panini all’autogrill e arrivarono con un discreto anticipo all’appuntamento al cimitero, una specie di piccola cittadella cinta da mura in mezzo alla sconfinata pianura in cui campi di granturco e grano si alternavano, come i quadrati chiari e scuri della scacchiera, ad arboreti di pioppi. Un cancello di ferro battuto impediva l’entrata, ma permetteva di guardare dentro. Lapidi in terra, lapidi in verticale con foto e scritte in ottone nel marmo lucido, loculi incassati nelle murature che si appoggiavano al muro di cinta esterno e almeno un paio di piccole costruzioni dal tetto a spiovente, quasi dei tempietti, che dovevano essere le tombe di famiglia. Su quella più lontana si indovinava, maledetta miopia, il nome Ferrero in grosse lettere brunite dagli anni. Passeggiarono un po’ nella campagna, videro un leprotto, un grosso rapace che volava portandosi, appetitoso spuntino, un grosso serpente tra le zampe, un paio di daini, o caprioli, non avrebbe saputo essere più preciso, ad almeno mezzo chilometro di distanza. Francesco gli disse che andava in auto e chiese se potesse accendere l’autoradio.

«Certo. Ascolta buona musica!»

«E quale sarebbe?»

«Quella prodotta prima della data di morte della musica, naturalmente.»

«E quando sarebbe morta la musica?»

«Come quando? Ma è di dominio pubblico, la musica è morta, dopo almeno una decina di anni di tormentosa agonia, nel 1990.»

«Cacchio quanto sei vecchio, Pa’!»

«Lo so.»

«Comunque non ascolto musica, cerco un audiolibro su YouTube.»

«Eh?»

«Audiolibri, YouTube… sai, roba che è contemporanea alla tua vita?»

«Simpaticissimo! E perché cerchi un audiolibro su YouTube?»

«Perché a scuola mi hanno dato come compito scrivere un saggio su Dracula di Stoker e su YouTube c’è una bellissima versione integrale letta da Lorenzo Loreti, e posso ascoltarlo passeggiando o lavando i piatti.»

«Da quando in qua lavi i piatti?»

«Potrei ascoltare il romanzo lavando i piatti, se volessi.»

«Io e tua madre dobbiamo avere la stronzaggine come fattore recessivo, sai?»

Francesco scosse la testa con un’espressione schifata e disse: «Solo tu puoi tentare di offendere qualcuno con una citazione di Mendel! E andò in auto.»

Dopo una ventina di minuti arrivò l’impiegato delle pompe funebri e, dopo altri cinque minuti arrivò l’operaio del comune che aprì il cancello e fece entrare tutti portandoli alla tomba di famiglia che Marco aprì con la chiave che aveva scoperto di avere attaccato, anni prima, al portachiavi che teneva in tasca.

Entrarono e l’operaio cominciò a lavorare con i suoi attrezzi per preparare una nicchia per la cassetta e la piccola lapide che l’impiegato aveva portato insieme alle ceneri. Marco sfiorò la cassetta sperando di sentire una qualche specie di connessione con ciò che c’era all’interno, quel povero ragazzo morto giovane, spaventato e infreddolito lontano dalla sua patria e dalla sua famiglia, ma sentì solo dello zinco. “Scusa nonno, non mi riesce davvero.” pensò facendo un mezzo sorriso, poi si voltò verso il figlio che stava guardando le altre lapidi sul muro e quelle sul pavimento.  «Che c’è, Francesco?»

«Guarda che strano, Paps!» gli rispose indicandogli le date sulla lapide appena posizionata, su quella di suo padre e su quelle, vecchissime, di due avi ottocenteschi. Aveva la faccia sbalordita. «Quattro nostri antenati, quattro antenati morti tutti a 50 anni e 10 giorni!»

Per l’ennesima volta in quella settimana si sforzò di non far trasparire il suo scombussolamento interiore quando rispose: «Non lo sapevi che noi Ferrero abbiamo la data di scadenza?» diede una pacca sulla spalla al ragazzo che rideva e aggiunse: «Si viveva poco una volta, Francy, ed è solo un caso strano.»

«Certo che è proprio un bel po’ strano.» borbottò il ragazzo e poi uscì da quel piccol ambiente buio e afoso, malgrado la temperatura fredda, e, quando fu sulla porta, indicò un punto del pavimento e disse: «Qui suona vuoto.»

La giornata andò avanti con i discorsi di rito con i due signori che avevano partecipato a queste strane esequie e poi con un viaggio di ritorno insieme al figlio durante il quale ascoltarono il romanzo. L’attore che leggeva era davvero bravo, per quanto la prosa di Stoker, almeno nelle parti dei diari delle due fanciulle in fiore, fosse quasi insopportabile. Alle fine del viaggio era quasi diventato femminista ad ascoltare quei discorsi da brava mogliettina britannica del 1890.

Però cercò il canale sulla smart tv e continuò ad ascoltare il bel romanzo, sperando che un horror vero lo aiutasse a non pensare alla storia della Bella Signora. E così fu, fino a quando arrivò alla parte successiva la morte di Lucy, naturalmente.


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