Sesto episodio, un viaggio in macchina e tante chiacchiere. Chiacchiere inquietanti.
VI
Martedì, ore tredici e un quarto,
fermo davanti alla scuola, appoggiato alla portiera dell’auto. Era una brutta
persona visto che il suo pensiero vedendo il figlio che usciva da scuola insieme
agli amici era stato che, per fortuna, non ancheggiava come Zaza de Il Vizietto?
Ci si può liberare di una impostazione mentale che ci è stata data da bambini?
Si può fare più di un passo verso il futuro rispetto ai propri genitori? Ci si
può liberare da una maledizione?
«Ciao Paps!» disse il figlio
abbracciandolo con un gesto frettoloso, poi aggiunse: «È in auto il cadavere?»
«No, lo porta un impiegato delle pompe
funebri, e comunque non è un cadavere, è una cassetta metallica piena di
ceneri.»
«Il tuo cenere muto.» disse il
ragazzo.
«Vedo che hai studiato Foscolo, bravo!»
gli disse sedendosi e mettendosi la cintura, «e sai anche da chi ha preso il
verso il buon Ugo?»
«In che senso? È una poesia dedicata al
fratello Giovanni, che era morto, no?»
«Ma chi è il tuo professore,
Sbirulino? Il sonetto di Foscolo “In morte del fratello Giovanni” è ispirato al
Carme 101 di Catullo, in cui il poeta va in Bitinia a visitare la tomba di suo
fratello. Il carme comincia con “Multas per gentes et multa per
aequora vectus” che
ritorna nel primo verso di Foscolo “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo, di
gente in gente mi vedrai seduto…” e il verso in cui Catullo dice di parlare con
la “mutam (…) cinerem”
viene citato da Foscolo con “Il tuo cenere muto.”»
«Quindi Foscolo copiava.» disse Francesco.
«Prova a dire un’altra cazzata simile
e ti abbandono in autostrada come un bastardino. Foscolo citava.»
Il figlio sogghignava guardando il
padre, e poi disse: «Comunque chi è Sbirulino?»
Marco scosse la testa sconsolato e poi
risero insieme, fino a che il figlio chiese di nuovo: «No, seriamente, chi è?»
«Un pagliaccio della tivvù anni
Settanta e Ottanta, interpretato da Sandra Mondaini. Sai chi era?»
«Che noia che barba, che barba che
noia?» chiese il ragazzo fissandolo con una smorfia mezza schifata.
«Conosci la Mondaini e non Catullo.
Ottimo, davvero ottimo. MALA TEMPORA CURRUNT, SED PEIORA PARANTUR.»
«Certo che oggi parli come un libro
stampato, e Pa’? Leggi meno e dormi di più, hai una faccia che fa spavento,
puoi farci la spesa con le borse che hai sotto gli occhi.»
«Grazia, estremamente gentile da parte
tua farmelo notare.» e gli sorrise con la faccia falsa di Palpatine. «Comunque
è qualche giorno che dormo male, in effetti.»
«Io invece dormo come un pascià!»
disse il ragazzo poggiando il piede destro sul cruscotto.
«Metti giù quel piede enorme, e se non
vuoi obbedire a me pensa cosa succederebbe a quella gamba se avessimo un
incidente.»
«Ho visto A prova di morte di
Tarantino, grazie.» disse Francesco e si sedette composto. Poi, cercando
qualcosa sul suo smartphone disse, quasi sopra pensiero: «Sai la Bella Signora,
quella tizia che sogno di cui ti avevo parlato?»
Fingendo una calma molto lontana dalla
realtà gli rispose: «Quella simile alla ragazza sulla rivista?»
«Sì, esatto… l’ho sognata di nuovo, e…
una vera porca, davvero una vera porca, e in sogno la cosa mi va davvero a
genio.»
Tra il terrore che provava per l’argomento
e l’imbarazzo per sentire suo figlio parlare di sesso Marco pensò che avrebbe
voluto sprofondare in una buca profondissima, ma abbozzò un sorriso e disse: «Davvero?»
«Sì. E poi. Pensa come è strana la
mente umana, nel sogno mi ha parlato di te. Dovrei andare da uno psichiatra,
faccio sogni assurdi.» e rise.
«Cosa ti ha detto?» disse con una voce
che non riusciva a nascondere un tremito.
«Cosa?»
«Cosa ti ha detto di me la signora nel
sogno?»
«Che è meglio se smetti di cercare.
Chissà che voleva dire!»
«Boh! Io non penso che i sogni abbiano
sempre un significato.» gli disse sorridendo, poi accese l’autoradio e sperò
che il figlio, ascoltando la musica, avrebbe smesso di parlare o di prestargli
attenzione.
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