Ultima parte di questa storia. Sono soddisfatto di averla portata a termine, spero che a qualcuno porterà un po' di divertimento leggerla. Buona lettura!
La Bella
Signora (10)
La splendida
donna cominciò a camminare per un sentiero curato, i piedi nudi che si posavano
sul terriccio e il pietrisco con la leggerezza di una piuma portata dal vento,
mentre una brezza le agitava il peplo di tessuto finemente pieghettato e i
capelli che le scendevano a cascata sulla schiena. Lui la seguì e la raggiunse
dopo pochi passi, continuando a camminare accanto a lei.
«Marco, spero
che questa volta ti ricorderai di me al risveglio, comincia ad essere
fastidioso questo fatto che non ricordi i sogni.»
«Io comincio a
trovare fastidioso che tu uccida tutti i maschi della mia famiglia a poco più
di 50 anni.» le rispose con una voce gelida come un colpo di rasoio.
«Ah, vuoi
andare subito al sodo? Di solito facciamo un po’ di giochini, prima.» e gli
sorrise. Il sorriso più bello della storia, ma gli occhi non sorridevano, erano
come gli occhi di un lupo.
«Non vorrei
morire tra qualche mese, e, soprattutto, non vorrei che tu ammazzassi mio
figlio.»
«Lui è contento
di incontrarmi, fin da quando era un bimbo piccolo e lo portavo a spasso per
questa campagna.»
«E dove sarebbe
questa campagna?» le chiese guardandosi intorno.
«Nella mia
mente, nei miei ricordi, anzi, da quando, secoli fa, un tuo antenato è entrato
nella mia tomba e mi ha impalato. Sono intrappolata nei miei ricordi.»
«Quindi sarebbe
una vendetta? Ci uccidi perché lui ti infilò una spada nel cuore?»
Lei si fermò,
abbassò il bordo superiore del peplo e gli mostrò la ferita aperta nel seno
sinistro. «Non ne avrei il diritto? Fa male, sai, non è un segno sulla pelle e
basta. E poi soffro da secoli la fame.»
«E, quindi, ti
vendichi?»
«No. Nessuna
vendetta, Io esisto nutrendomi di vite, e quel tuo antenato ha legato la sua
vita alla mia, fino a che sarò impalata su quel marmo mi nutrirò della sua,
della vostra anzi, vita.»
«Posso
convincerti a non farlo?»
«Non è una cosa
che ho scelto, io esisto in questo modo.»
«Posso
fermarti?»
Lei lo guardò
sorridendo, in maniera più sincera, adesso, ma con una punta di malinconia in
fondo allo sguardo. «Il tuo antenato mi ha fermato.»
«Posso fermarti
in quello che stai facendo?»
«Io esisto
così. Io mi nutro di vite.»
«Posso salvare
mio figlio?»
«Dalla morte, naturalmente,
no. Da me… sì. Sei pronto a pagarne il prezzo?»
«Si tratta di
un prezzo alto?»
Di nuovo quel
sorriso malinconico, c’era molta tristezza in quel viso perfetto. «Esistono
prezzi di altro genere, per le cose importanti?»
Lui la superò
di una decina di passi e camminò in silenzio, riusciva a pensare solo a suo
figlio, a suo figlio con una data di scadenza. Riusciva a visualizzare, con gli
occhi della mente che non erano miopi come quelli veri, una tomba in quella
piccola cripta, una tomba con il nome e il cognome di suo figlio, e due date,
distanti tra loro esattamente 50 anni e 10 giorni, una tomba che sarebbe stata
lì per colpa sua. Quale prezzo sarebbe stato troppo alto per far vivere suo
figlio anche soltanto un giorno di più?
«Sono pronto.»
«Non mi hai
chiesto quale sia il prezzo da pagare.»
«Lui vivrà più
di 50 anni e 10 giorni?»
«Non posso fare
nulla per difenderlo da malattie, incidenti o atti di violenza, ma posso
giurarti che, se pagherai il prezzo, io non lo toccherò mai più in tutta l’eternità.»
«Questo vale
qualunque prezzo di questo o di tutti gli altri mondi.»
Lei lo
raggiunse e gli accarezzò il viso. Sorrise, e in quel sorriso c’era gioia, ma
anche tristezza. «Lo scopriremo insieme.
E ora, come
facciamo da decenni, amami in questo prato, Marco, dopo ti dirò il prezzo e come
pagarlo.»
Si baciarono,
fecero l’amore e poi, in un idilliaco crepuscolo che durò ore come in un sogno,
lei gli spiegò cosa avrebbe dovuto fare. Sì, era un prezzo giusto per la vita
di Francesco. Ed era il prezzo più alto di sempre. Se così doveva essere, che
così fosse.
Anni dopo …
Francesco e suo
marito Aldo guardarono loro figlio che usciva dalla vecchia tomba di famiglia. «Quindi
il nonno è morto qui?»
«Sì. A 50 anni
e 10 giorni, destino della nostra famiglia, evidentemente. Lo hanno trovato che
era morto da una dozzina di ore, un ictus lo aveva ucciso istantaneamente tra
le tombe dei suoi genitori e quella di suo nonno.»
«Avrei voluto
conoscerlo.» disse il ragazzo di poco più di sedici anni.
«Vi sareste
piaciuti, stesso senso dell’umorismo, oltre che stessa faccia.»
«Quindi era
anche lui incredibilmente bello?»
«Visto, Aldo?
Stesso senso dell’umorismo.»
Il ragazzo rise
sonoramente mentre chiudevano il cancello di ferro e si allontanavano dalla
tomba. Poi guardò il padre e disse: «Però ti sei sbagliato, Pa’.»
«Perché?»
«Non c’è nessuna
maledizione. Tu hai 50 anni e 15 giorni.»
Francesco
guardò la tomba e sentì una piccola fitta al cuore, ricordando, quasi, un sogno
in cui la sua amica immaginaria lo aveva salutato e gli aveva detto che suo
padre l’aveva salvato. «Le maledizioni si possono rompere, se qualcuno ha il
coraggio di farlo.» e i tre si allontanarono con la loro auto.
Dentro alla tomba
Marco e la Bella Signora guardarono i tre che si allontanavano. In piedi uno
accanto all’altra i due vampiri stettero in silenzio fino a che l’auto scomparve
all’orizzonte. Sul petto di lei c’era solo una piccola cicatrice, il sangue di
centinaia di vittime l’aveva, nei decenni, guarita. Marco pensò a quanto
fossero costati quei cinque giorni di vita, e quelli che dopo sarebbero venuti,
se suo figlio avesse vissuto una lunga vita. Il prezzo era stato alto.
«Ne è valsa la
pena?» gli chiese lei abbracciandolo.
Lui rimase in
silenzio, guardando il sole che tramontava e pensando ad un’eternità di uccisioni
e sangue, pensando a un’eternità di vite distrutte per salvarne una. «Sì.»
FINE.
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