Non sono sicuro che questo capitolo sia poi 'sto gran ché, ma mi sto sforzando di scrivere e di terminare la storia, perché anche la mente è, metaforicamente, un muscolo e solo il continuo allenamento la prepara e la abitua a scrivere storie.
Buona lettura!
La Bella
Signora (9)
Le sue uniche
conoscenze riguardo all’archeologia si limitavano al fatto che gli archeologi
portano il Fedora, usano la frusta e odiano i nazisti, particolare che lo
rendeva un loro simile, e quindi non sapeva assolutamente cosa fosse quel
locale dalle pareti di pietra ricoperte di intonaco affrescato che si trovò di
fronte. Una sala di una casa nobiliare romana? Una tomba a camera? Una chiesa paleocristiana?
Non lo sapeva e, dopotutto, non gli interessava troppo saperlo. Quello che
contava era che, sotto alla sua tomba di famiglia, affondata nel fertile
terreno della pianura del Basso Piemonte, stava un’ampia sala di forse sette
metri per otto, dalla volta a botte e con il pavimento di grossi lastroni
policromi; che da un lato della stanza, a circa un metro dal muro, stava un
altare, o un sarcofago, o comunque una struttura di marmo decorata di due metri
per uno e alta un metro e venti e che, e questa era la parte davvero importante,
coricata sul lato superiore di questo altare stava una donna, nuda. Era supina,
la testa appoggiata su un sostegno di marmo bianco a forma di cuscino, le
braccia ripiegate vicino ai fianchi con le mani che si incontravano, le dita
intrecciate, sull’addome. Una spada di ferro dall’elsa di osso, legno e cuoio
dall’aspetto elaborato le trapassava il seno sinistro e il petto inchiodandola
al ripiano di marmo.
Era pallida,
bianca quasi come il marmo su cui era stesa, la pelle liscia e perfetta, le
uniche note di colore di tutto il suo corpo erano i capelli e il pube, entrambi
ricci e castani, i capezzoli rosati e le labbra, di un rosso scarlatto che
sembrava brillare nella penombra della stanza. Le sopracciglia erano arcuate e
sottili, non respirava e non perdeva sangue dalla ferita. Era morta, da secoli,
e lo stava guardando con i suoi occhi verdi, lo fissava e, malgrado la sua
testa fosse immobile, il suo sguardo lo seguiva come si dice che faccia la
Gioconda ai visitatori della sua sala al Louvre. Le sopracciglia e le ciglia
erano castane, il neo a fianco del sopracciglio sinistro era una minuscola
macchiolina color mogano, gli occhi erano verdi e, dentro alle pupille, una
luce rossa, come una brace in un tronco carbonizzato, brillava gelida.
O si trovava di
fronte a un vampiro, prospettiva agghiacciante, o era così incredibilmente
impazzito da credere di essere dentro ad una cripta al di sotto di un cimitero,
prospettiva altrettanto spaventosa. Girò intorno all’altare esaminando la
vampira, seguito dal movimento delle sue pupille rossastre, notando che era
ricoperta da uno strato di polvere grigiastra, come tutto nella sala che odorava
di chiuso e antichità. Le sfiorò un braccio e sentì il gelo di quella pelle
priva di vita. Era morta, e lo stava guardando, non con odio, ma con curiosità.
Era la donna più bella e sensuale che avesse mai visto in tutta la sua vita. Era
terrorizzato, raggelato fino al midollo delle ossa dal terrore, ma era anche
eccitato, gli sembrava, per la prima volta, di vedere quello che una donna
doveva davvero essere.
Scosse la testa
per risvegliarsi da quell’incantamento che lo aveva preso, risalì di corsa le
scale e andò a prendere la borsa che aveva lasciato su, tra le tombe dei suoi
antenati, poi ridiscese e stese in terra le due coperte e vi poggiò il cuscino.
Mise su una mensola un paio di candele che accese con dei fiammiferi. Poi prese
dalla tasca il flacone di pillole di melatonina e ne buttò giù una con un sorso
d’acqua, e sapeva che questo lo avrebbe fatto crollare peggio di una fucilata.
«Dobbiamo
parlare, Bella Signora.» le disse e si coricò a fianco di quell’altare e
aspettò. Il sonno arrivò in fretta e non tentò di resistervi. Dopo qualche
attimo di buio e assenza si trovò in una campagna verde e piena di alberi in
fiore, si alzò e si guardò intorno. «Non saresti dovuto venire qui, Marco.» gli
disse una voce dolce e un po’ roca «Avevo detto a tuo figlio di fartelo sapere.»
Si voltò verso
di lei e la guardò ammirato. Indossava una tunica, o un peplo, non poteva
essere più preciso, ma il suo corpo, velato da quella stoffa bianca e sottile,
era ancora più irresistibile della sua versione nuda che aveva visto nel mondo
reale.
«E io ti ho
detto che dobbiamo parlare.» le rispose.
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